L’altro giorno stavo facendo colazione al bar sotto casa quando ho sentito due signore di almeno sessant’anni discutere di OnlyFans. Una diceva: “Mia nipote mi ha spiegato cos’è, tutto sommato non è così diverso da vendere foto su Instagram”. L’altra annuiva. Ho quasi sputato il caffè.
Tre anni fa questa scena sarebbe stata impensabile. OnlyFans era quella cosa di cui si parlava sottovoce, quasi fosse una malattia contagiosa. Oggi? Mia madre sa cos’è. Il giornalaio del quartiere ne parla come di un normale lavoro online. È incredibile come le cose cambino in fretta.
In Italia siamo partiti praticamente da zero nel 2020. Ora ci sono creator ovunque – da Milano a Catanzaro, da ragazze universitarie a mamme single che cercano di arrivare a fine mese. OnlyFans Italia è diventato un fenomeno sociale che va molto oltre il semplice intrattenimento per adulti.
Il boom dei primi anni: quando tutto è iniziato
Ricordiamo com’era nel 2020? Lockdown, tutti chiusi in casa, molti che avevano perso il lavoro. OnlyFans è arrivato al momento giusto. All’inizio erano soprattutto persone disperate, che cercavano un modo per sbarcare il lunario.
“Ho iniziato durante il COVID perché avevo perso il lavoro in ristorante”, racconta Simone, 32 anni di Napoli. “Pensavo di farlo per qualche mese, poi invece è diventato il mio lavoro principale”.
Il primo grande cambiamento è stato culturale. Gli italiani hanno sempre avuto un rapporto complicato con tutto quello che riguarda il sesso e il corpo. Troppo cattolici per essere liberali, troppo latini per essere prudish. OnlyFans ha rotto questo equilibrio, costringendo tutti a prendere posizione.
I numeri parlano chiaro: se nel 2020 i creator italiani si contavano sulle dita delle mani, oggi siamo nell’ordine delle decine di migliaia. E non parliamo solo di grandi città come Roma o Milano – la piattaforma ha avuto successo anche nei centri più piccoli, dove magari le opportunità di lavoro scarseggiano.
L’Italia che cambia: dalla vergogna alla normalità
Quello che mi colpisce di più è come sia cambiato l’atteggiamento sociale. All’inizio chi faceva OnlyFans lo nascondeva come se fosse un crimine. Adesso? Conosco creator che ne parlano tranquillamente in famiglia, che lo inseriscono nel curriculum, che ne fanno una vera e propria strategia di personal branding.
Certo, i pregiudizi esistono ancora. Ma sono meno feroci, meno automatici. Soprattutto tra i giovani, OnlyFans è visto come un modo normale per guadagnare, al pari di YouTube o Instagram.
Anche i media hanno cambiato atteggiamento. Se prima gli articoli erano tutti scandalistici – “Il degrado della società moderna!” – ora troviamo interviste serie, analisi economiche, persino servizi su come gestire le tasse sui guadagni digital.
Le trasformazioni più evidenti che abbiamo visto includono:
- Accettazione generazionale: i ragazzi under 30 lo vedono come un lavoro normale, mentre gli over 50 ancora storcono il naso ma non gridano più allo scandalo
- Professionalizzazione del settore: sono nate agenzie, consulenti, corsi di formazione specifici per creator
- Diversificazione dei contenuti: non solo contenuto esplicito, ma fitness, cucina, lifestyle, coaching personalizzato
- Integrazione con altri social: OnlyFans è diventato il “premium” di Instagram e TikTok, una progressione naturale piuttosto che un salto nel buio
Il punto di svolta è stato quando hanno iniziato a parlarne le influencer già famose. Quando una con milioni di follower dice “Ho aperto OnlyFans”, automaticamente la cosa diventa più accettabile per tutti.
I numeri che raccontano una storia
I dati economici sono impressionanti. OnlyFans Italia ha generato milioni di euro negli ultimi due anni, con una crescita che non accenna a rallentare. Ma quello che colpisce di più è la distribuzione: non sono solo i top creator a guadagnare bene.
Tanti creator “medi” riescono a portare a casa 1000-3000 euro al mese. Per molti giovani italiani, soprattutto al Sud dove il lavoro scarseggia, rappresenta un’opportunità di indipendenza economica impensabile fino a poco tempo fa.
“Guadagno più di mia sorella che fa l’impiegata”, dice Francesca, 24 anni di Palermo. “E lei ha studiato cinque anni all’università. A volte mi sento in colpa, ma poi penso che ognuno usa i talenti che ha”.
Sfide e problemi del presente
Non è tutto rose e fiori, ovviamente. Con la crescita sono arrivati anche i problemi. La concorrenza è diventata spietata. Chi iniziava tre anni fa trovava un mercato quasi vuoto, ora deve competere con migliaia di altri creator.
Poi c’è il problema della saturazione. Il pubblico italiano ha i suoi limiti numerici, e se tutti fanno OnlyFans, chi li guarda? Alcuni creator si stanno già spostando verso mercati internazionali, imparando l’inglese o lo spagnolo per allargare la propria audience.
Cosa ci dice tutto questo
Dove sta andando il mercato italiano?
Il futuro sembra orientato verso una maggiore specializzazione. I creator di successo non saranno più quelli che mostrano semplicemente il corpo, ma quelli che sapranno creare un vero brand personale. Coaching, consulenze personalizzate, contenuti educativi premium – il sesso rimarrà, ma diventerà solo una parte dell’offerta.
Le istituzioni come stanno reagendo?
Molto meglio di quanto ci aspettassimo. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito gli aspetti fiscali, alcune università iniziano a inserire corsi sui lavori digitali. Non c’è più quella chiusura totale di qualche anno fa.
I creator come si stanno evolvendo?
I più smart hanno capito che OnlyFans non può essere l’unica fonte di reddito. Lo usano come trampolino per altri progetti: corsi online, consulenze, collaborazioni con brand. È diventato un pezzo di un puzzle più grande.
Verso il domani digitale
OnlyFans Italia oggi non è più il fenomeno rivoluzionario di tre anni fa. È diventato parte del paesaggio digitale normale, come Amazon o Netflix. Questo forse è il segno più evidente di quanto sia cambiata la società italiana.
Non sappiamo cosa succederà nei prossimi anni. Forse arriverà qualche altra piattaforma a fare concorrenza, forse cambieranno le leggi, forse si evolverà il modo di consumare contenuti online.
Una cosa però è certa: il tabù è stato rotto. Gli italiani hanno accettato che il corpo, la seduzione, l’intimità possano diventare strumenti di lavoro legittimi. E questo cambiamento di mentalità, più ancora dei soldi o della tecnologia, è quello che rimarrà davvero nella storia.
Il futuro? Lo stiamo scrivendo giorno dopo giorno, un profilo alla volta.
